Le parole fanno le cose, diceva Austin. L'affermazione può avere un significato duplice. Le parole fanno le cose in primo luogo quando hanno valore performativo, cioè esecutivo, e dunque generano direttamente effetti nel mondo materiale e delle relazioni umane. Una frase, o anche una sola parola, può descrivere, narrare un'azione, ma può altresì identificarsi essa stessa con l'azione, essere l'azione.

 

Questo fenomeno è particolarmente diffuso nel mondo del diritto. Se sull'altare dichiaro: "Sì, voglio prendere te come mia legittima sposa"; se quando detto il mio testamento scrivo: "Lascio i miei libri alla biblioteca comunale"; se dico: "Scommetto dieci euro che l'Inter vince", ho compiuto azioni, non ho concepito narrazioni o formulato pareri. A queste proposizioni non si può applicare la nozione di vero e falso: si tratta di frasi che modificano direttamente la realtà, che sono esse stesse azioni.

Si fa qualcosa, dicendo qualcosa.

 

                                                                                                                         Gianrico Carofiglio - La manomissione delle parole

 

Le parole sono importanti, “fanno le cose”. Pensiamo che siamo noi con le nostre mani, le nostre azioni, i nostri passi a costruire la nostra vita; dimentichiamo però che le parole sono importanti. Una frase detta in un certo modo può rimanere impressa per anni nella nostra vita. Ci sono parole che ci hanno fatto commuovere e che non dimenticheremo, altre che ci hanno fatto soffrire che risuonano con il loro suono tetro in qualche anfratto dell’anima. Se le parole “fanno le cose” sarà bene metterci più cura, dedicare più attenzione a ciò che diciamo.

 

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L’infinito è la forza più concreta della vita. La sentiamo, come vedremo dirà in modo chiaro Leopardi, ogni volta che un’esperienza di “fine” segna la nostra vita. Se non avessimo in noi, connaturato, un qualche legame con l’infinito, la “fine” delle cose, specie delle più piacevoli, amene, preziose (la fine di una vita, ma anche la fine del vasetto di Nutella, la fine della giovinezza o la fine di un amore), meriterebbe solo una nostra presa d’atto, una constatazione. Il dispiacere, il dolore sono esistenzialmente sintomi e testimoni di una parte di noi che conosce e desidera l’infinito.

 

                                                                             Davide Rondoni - E come il vento: l’infinito lo strano bacio del poeta al mondo

 

L’uomo proteso verso l’infinito; nel tempo in cui celebriamo e riscopriamo il grande Giacomo Leopardi, mi tornano in mente queste parole che ho letto tempo fa in un libro incantevole di Davide Rondoni.

Ripensavo alle esperienze della “fine” e mi tornano in mente alcuni sfoghi che ho raccolto in questi ultimi tempi davanti alla fine della vita, la separazione più dolorosa per noi esseri umani. Una parte di noi conosce e desidera l’infinito, sarà per questo che il nostro dolore diventa inconsolabile o difficile da superare. Rincorriamo un desiderio di infinito nonostante le nostre esperienze umane conoscano talvolta la parola “fine”; è uno dei misteri della nostra esistenza, trovare una risposta tocca ai filosofi, ai poeti, ai teologi, agli artisti.

 

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«Se Dio vorrà!»

Era questa l’invocazione che un tempo veniva ripetuta a tutte le latitudini e da tutte le popolazioni ogni volta che si faceva un progetto per il futuro. Migliaia di anni di sforzi, di imprevisti, di fatiche nel coltivare la terra avevano donato agli esseri umani la consapevolezza della precarietà: sapevano che c’era qualcosa sopra le loro teste che non erano in grado di conoscere né di dominare. Le figure cardine delle loro vite erano il destino, la buona e la cattiva sorte, il favore delle forze invisibili che speravano fosse sempre sospeso sul loro cammino.

Ma ora che il cielo è vuoto, ora che sopra le nostre teste passano soltanto i satelliti? Forse il segno della nostra impotenza metafisica è contenuto in questo semplice passaggio. Da «Se Dio vorrà» si è arrivati a «Se io vorrò».

 

                                                                                                              Susanna Tamaro - Alzare lo sguardo

 

Svuotare il cielo dopo aver svuotato il senso del sacrificio, dell’attesa carica di speranza dopo il seminare, affidandosi a quel Qualcuno che in un modo o nell’altro doveva vegliare sui progetti dell’uomo. L’espressione “Se Dio vorrà” infatti è sempre meno nelle nostre bocche che cercano invece di programmare tutto, senza lasciare spazio all’imprevisto e all’imponderabile.

È bene, come facevamo da bambini, prendere la mano del Padre e affidarci a Lui per affrontare le avventure di questa vita.

 

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La loro era una relazione tra due mondi cosí diversi da sembrare un esperimento. D’altronde, cos’altro sono le relazioni, le amicizie, gli amori, se non esperimenti il cui esito rimane oscuro e imprevedibile fino alla fine? Cos’altro sono le relazioni se non tentativi miracolosi in cui spesso ci inoltriamo quasi attratti dalla possibilità del fallimento, e quando quello non arriva, quando invece l’esperimento riesce e il legame si salda, rimaniamo sorpresi, esterrefatti, da ciò che sta accadendo?

                                                                                                                                    Federico Pace - Scintille

 

Tentativi miracolosi, queste sono le relazioni, che sperimentano la prova, la sorpresa, il fallimento, il perdono, la ripresa. Nel libro “Scintille”, Federico Pace ci presenta le dinamiche di alcune relazioni più o meno conosciute. A volte si incontrano mondi diversi, con passati molto vari, per provenienze culturali, sociali o geografiche. Eppure l’uomo cerca sempre di sperimentare nuove emozioni e nuovi incontri perché, nonostante qualche inevitabile delusione, l’incontro resta sempre l’opera d’arte più bella.

 

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Nella vita non esistono fallimenti, ma risultati, e dai risultati si riparte sempre.

Illuminante da questo punto di vista è stata l’esperienza di Thomas Edison, famoso per aver inventato la lampadina. Si narra che durante una conferenza stampa un giornalista gli chiese: «Dica, Mr Edison, come si è sentito a fallire duemila volte prima di capire come fare una lampadina?» Ebbene, la risposta di Edison fu: «Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho scoperto millenovecento-novantanove modi in cui non va fatta una lampadina. Non mi sono scoraggiato perché ogni tentativo sbagliato e scartato è stato un altro passo avanti».

Questo è l’atteggiamento vincente. Qualsiasi esperienza è utile nella vita.

 

                                                                                                                                                          Salvo Noè - Vietato lamentarsi

 

Questa frase tratta da un bellissimo libro dal titolo significativo, “Vietato lamentarsi” vorrebbe aiutare i lettori a ridimensionare alcuni modi di vedere e valutare i risultati nelle esperienze della vita.

Non esistono fallimenti, ma risultati: quante volte vediamo fallimenti nelle nostre vite e pensiamo che tutto sia perduto.

Se Edison e i suoi esperimenti sulla lampadina si fossero fermati ai tanti risultati fallimentari potremmo ancora essere illuminati dalle candele. E invece non è così; quando qualcosa va male non è un fallimento ma un risultato. Bisogna sempre trovare il modo di ripartire e reagire.

 

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Quando leggiamo un libro possiamo fare l’esperienza di sentirci nello stesso tempo letti dal libro che leggiamo. Sicché impariamo qualcosa di chi siamo dal libro che leggiamo perché noi stessi in fondo siamo un libro che attende di essere letto.

 

                                                                                                                                    Massimo Recalcati - A libro aperto

 

Arriva l’estate, tempo di vacanza, tempo di lettura o almeno speriamo che lo sia. Per me è così, quando non c’è la scuola riesco a dedicare più spazio alla lettura, un arricchimento sempre valido. Quante volte ritroviamo nei libri noi stessi? Quante volte sembra conoscerci, dirci qualcosa che magari non riuscivano ad esprimere? A me è capitato diverse volte, nei libri come nelle canzoni, le opere d’arte che “frequento” di più.

L’invito, che è anche un augurio, è quello di ritrovare pezzi di voi nei libri che leggerete in questo tempo estivo. Sarà una scoperta e un’esperienza meravigliosa sentirsi letti da un libro.

 

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L’incontro è un cambio di sguardo in cui l’io diventa tu e il tu io: i legami tra le cose e le persone, prima nascosti, diventano evidenti, e in quanto legami «sentiti» ci impegnano, se vogliamo, a difendere e accrescere la vita accolta. L’indifferenza dei ragazzi per lo studio (o altro) riflette il mancato «incontro» con autori e scoperte, incontro che accade solo se siamo noi adulti i primi testimoni dell’accrescimento di vita ricevuto da quegli autori e quelle scoperte. La vita si contagia con la vita, non bastano i programmi e le regole. Solo chi sente la vita ne scopre le incrollabili radici d’amore, e vuole proteggerle e coltivarle in sé e negli altri.

 

                                                                                                                         Alessandro D’Avenia - Corriere della Sera, 18 febbraio 2019

 

https://www.corriere.it/alessandro-davenia-letti-da-rifare/19_febbraio_18/48-dove-sono-tuoi-occhi-e96428d2-32c6-11e9-ab13-b1bad8396d5f.shtml

 

Seguo con interesse Alessandro D’Avenia, scrittore e insegnante di liceo. Uomo colto, ottima penna con idee profonde. Ogni lunedì leggo sul Corriere della Sera il suo articolo tratto dalla rubrica “Letti da rifare”.

I legami, in una generazione sempre più connessa diventano una sfida; tanto facilmente scriviamo dietro ad una tastiera quanto con difficoltà ci guardiamo negli occhi. La vita si contagia con la vita e tornare a guardarsi è l’unico modo per salvare i rapporti, attingendo al valore della parola data nella verità e nella lealtà che nasce dal cuore. 

 

 

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L’isola era mano aperta, a settembre le viti erano gonfie, chiedevano di essere raccolte. Il grappolo schiacciato in bocca un acino per volta, scalzo di pomeriggio sulla terra felice dei passi di un bambino: quello era il più giusto dei grazie, non raggiunto da nessuna preghiera.

                                                                                                                                    Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi

 

Il mese di settembre è particolare; il tempo è una via di mezzo, tra l’estate e l’autunno, il caldo che non vuole lasciare spazio all’aria fresca e con tenacia prova a resistere, la luce è ancora ampia nei cieli della sera, nei banchi della frutta troviamo i cocomeri, i melograni, l’uva e le pesche. È un tempo di abbondanza. E nella ricchezza della natura, in un semplice grappolo d’uva vediamo una natura che ci avvolge e ci nutre con la sua generosa bontà.

 

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Passa un po’ di tempo con un neonato”.

Divertito, soffiai sul mio tè. “Non ho mai pensato ai neonati come a maestri di emozioni”.

“Quando un neonato è infelice, diventa pianto puro. Non si chiede se deve o non deve piangere. I neonati accettano totalmente quello che sentono. Lasciano arrivare un'emozione, e poi la lasciano andare. Sono insegnanti meravigliosi. Impara da loro e avrai vinto tutte le tue vecchie abitudini”.

                                                                                                                                            Dan Millman, La via del guerriero di pace

 

Che i bambini siano dei piccoli maestri è una tesi che sostengo da sempre, da quando ci parlo, li conosco, vivo il loro mondo e scopro i loro pensieri e le perle che hanno nel cuore. Vale lo stesso per i neonati o comunque per i bambini molto piccoli, capaci come pochi di offrirci delle emozioni e di saperle trasmettere come pochi. Qualche giorno fa, in treno, scorgevo dal mio posto seduto, lo sguardo di una bambina bellissima di circa 4-5 mesi. Dal passeggino di tanto in tanto alzava lo sguardo verso la mamma: i suoi occhi brillavano, si illuminavano e partiva un bel sorriso. Ho provato anche io a farla sorridere, si è limitata ad osservarmi attentamente. Le emozioni nei bambini così piccoli fanno poca strada, partono dal cuore e si esprimono nel modo più puro attraverso il corpo. Osserviamoli e impariamo...

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Il seme

Il seme dell’amore riposa nel cuore di ogni uomo. Può dormire per giorni, per mesi, per anni, ma non è mai morto. Quel seme è l’impronta del Padre. Quel seme ci rende tutti fratelli, tutti ugualmente capaci e bisognosi di amore.

                                                                                                                                                          Susanna Tamaro, Il grande albero

 

Nel mezzo di queste giornate in cui si sentono tante notizie di violenza legate alle discriminazioni razziali, omicidi efferati contro le donne, ritorna a me questa frase tratta da un libro semplice ma profondo, “Il grande albero”, di Susanna Tamaro. Il seme dell’amore è nascosto in ognuno di noi. Ne sono profondamente convinto; chissà sotto quale coltre è sepolto nel cuore di tanta gente, eppure c’è. È un seme che ci rende fratelli, capaci di donare amore e bisognosi di riceverlo. Sta a noi non lasciarlo marcire, sta a noi coltivarlo per portare frutti.

 

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La seppia

E insomma, ecco, io non lo so se Dio lassù preferisce lavorare da solo o magari si fa dare una mano dallo Spirito Santo, ma di sicuro quando ha creato la seppia ci sarà stato qualcuno che gli ha detto Signore, scusa, con tutto il rispetto eh, però non è che stai un po’ esagerando? E lui ha sorriso, ha scosso la testa ed è andato avanti. Perché Dio era in vena di esagerare, il giorno che ha inventato la seppia.

                                                                                                          Fabio Genovesi - Il mare dove non si tocca

 

Il simpatico quanto profondo libro di Fabio Genovesi, “Il mare dove non si tocca” è un concentrato di ironia e profonde riflessioni. Tra le tante mi ha colpito questa frase che nel libro viene detta dal bambino protagonista della storia. Dio non avrà esagerato inventando le seppie? Mi ha fatto tornare alla mente una riflessione che ascoltai molti anni fa da una mia collega la quale sosteneva che come percepiamo la personalità degli autori nelle opere da loro realizzate, così potremmo capire anche la “personalità” di Dio il quale si è davvero sbizzarrito nel creare animali strani e bizzarri. Dio deve essere un tipo divertente! E credo sia proprio così. Ogni tanto ha esagerato per estro e fantasia, come nel caso della seppia.

 

 

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«Kästner è stato uno dei motivi per cui ho chiamato la mia libreria galleggiante ‘Farmacia letteraria’», spiegò Perdu. «Volevo dedicarmi a quegli stati dell’animo che non hanno lo status di malattia e che i dottori non degnano di attenzione. Tutte queste timide emozioni, i moti interiori, a cui nessun terapeuta si interessa perché probabilmente troppo piccoli e incomprensibili. Ciò che proviamo quando l’estate finisce di nuovo. O quando capiamo di non avere più tutta la vita davanti per poter trovare il nostro posto nel mondo. O anche i sottili dispiaceri per quando un’amicizia rimane in superficie e bisogna continuare la ricerca di un confidente. La malinconia che ci coglie la mattina del compleanno. La nostalgia dell’aria che respiriamo nell’infanzia. E cose del genere.»

                                       

                                                                                                                                Nina George - Piccola libreria a Parigi

 

Perdu è il protagonista di questo delizioso romanzo “Una piccola libreria a Parigi” ed ha una farmacia letteraria, una barca sulla riva del fiume che non è proprio un negozio di libri. La gente che vi entra viene “analizzata” da Perdu che offrirà al visitatore il libro adatto a seconda della patologia dell’anima, proprio come si fa in una vera farmacia quando chiediamo qualcosa per il mal di testa o per un raffreddore. Perdu sa analizzare l’animo e offre sempre il libro giusto.

Credo fermamente che ci sia un fondo di verità in tutto questo; ci sono libri per ogni stagione della vita, per ogni stato d’animo. Sono molto grato ai libri, sanno essere dei veri compagni di vita, ti tengono compagnia per un po’, alcuni li lasci, altri vivono in noi forgiando spesso il nostro animo.

Mi piacerebbe incontrare Perdu!

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Aspirate ardentemente a riavvicinarvi all'illusione spirituale, desiderate appassionatamente che qualcosa vi salvi dal destino biologico, affinché la poesia e la grandezza non siano del tutto estromesse da questo mondo.

                                                                                                                         Mauriel Barbery, L’eleganza del riccio

 

La poesia e la grandezza. Gesù diceva che “non di solo pane vive l’uomo”. È così. Dobbiamo lasciare spazio a ciò che nobilita lo spirito, nutrendoci di quella stessa bellezza che l’uomo stesso sa creare come unica creatura capace di esprimere arte. La bellezza, l’arte, la musica, la poesia e quanto possa nobilitare l’uomo ci salverà dalla fine biologica.

 

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Rapporti umani

 

I rapporti umani sono spesso un disastro perché gran parte dell’umanità non riesce proprio a capire che entrare nel cuore delle persone non è una conquista ma una straordinaria opportunità.

 

                                                                                                                                                          Marylin Monroe

 

Questo pensiero, attribuito a Marylin Monroe apre in me una riflessione che ho fatto tante volte. La nostra giornata è fatta di incontri che iniziano con le persone a noi più vicine, per poi proseguire fino a sera; incontri più o meno casuali, altri indifferenti, altri importanti, altri addirittura di cui faremmo a meno. Eppure sono convinto che ognuno di noi porta in sé una carica di umanità, una “opportunità” come diceva Marylin che spesso non sappiamo cogliere.

Mi piace pensare e sperimentare che possa essere sempre così. Nell’incontro con l’altro potremmo trovare sempre un motivo di arricchimento reciproco.

 

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Compassione

 

La compassione è patire con l’altro, soffrire con l’altro, avvicinarmi a chi soffre; una parola, una carezza, ma che venga dal cuore; questa è la compassione. Per chi ha bisogno del conforto e della consolazione. Questo è quanto mai importante: la speranza cristiana non può fare a meno della carità genuina e concreta.

                                                                                                              Papa Francesco

 

Sento spesso questa parola: compassione. Ne sono innamorato. Compatire, cum patior, insieme soffro. È la parola che apre alla misericordia. Spesso viene buttata via per indicare una pietà fine a se stessa, sterile, che inizia e finisce lì dove la sofferenza dell’altro non mi sconvolge più di tanto.

Non è solo al speranza cristiana a non poter fare a meno della compassione: dovrebbe essere un valore aggiunto di ogni essere umano, in un periodo dove non ci guardiamo più in faccia. Mi piacerebbe riceverne un bel po’ come regalo di quaresima.

 

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Stringerci le mani

 

Chi lo sa che cos’è che ci passiamo, cosa ci scambiamo, cosa ci lasciamo e cosa ci resta quando stringiamo la mano di qualcuno. Ho pensato per un attimo al dolore che ci rende simili o alla voglia di tenerezza che addormenta le ansie per un po’, alla fine dell’assenza o al saluto prima di una partenza, all’urgenza di tenersi per mano o al rifiuto di separarsi. Fra le mani scorrono le lacrime che non cadono, i pensieri che si aggrovigliano e non trovano le parole e forse ogni volta la paura di non rivedersi più. Valutiamo i sentimenti da gesti tanto eclatanti, eppure è solo quando perdiamo il desiderio di stringerci le mani che è davvero finita.

 

                                                                  Massimo Bisotti, Un anno per un giorno

 

Le mani sono un pezzo importante della nostra vita. Con le mani facciamo tante cose, mangiamo, ci laviamo, scriviamo, ci esprimiamo. Eppure tenersi le mani è qualcosa di meraviglioso, di unico. Ricordo nella mia vita alcuni momenti indimenticabili in cui le mie mani si sono strette a qualcuno a cui volevo veramente bene, strette di mano che esprimono emozioni. È vero, valutiamo i sentimenti da gesti eclatanti dimenticando che poi è lì, in una semplice stretta di mano che si esprime la vera emozione.

Tenetevi per mano. Teniamoci per mano.

 

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Presto e bene

 

Quando Dio vuol far crescere una quercia impiega 20 anni; quando vuol fare crescere una zucca, impiega 6 mesi. È azzeccato il proverbio: "Presto e bene raro avviene

                                                                                                              Pino Pellegrino

 

Osservare la natura è motivo per trarre qualche insegnamento utile per la vita di tutti i giorni. Presto e bene, raro avviene. Anche io mi soffermo a vedere lo sviluppo delle piccole piantine di peperoncini che ho in terrazza; li pianto a marzo e per avere un piccolo peperoncino bisogna aspettare 5 mesi. E così… bisogna saper attendere, avere pazienza. Questo vale anche per i nostri figli, per i nostri bambini così come anche per i rapporti umani: per farli crescere bene ci vuole tempo, avere fretta e fare considerazioni affrettate è non solo sbagliato ma anche poco saggio.

 

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Il miracolo della vita

 

Il miracolo non è camminare sull’acqua. Il miracolo è camminare sulla verde terra nel momento presente, apprezzando la pace e la bellezza disponibili qui e ora.

                                                                                                   Thìch Nhat Hanh

 

La vita è un grande miracolo. Questo pensiero espresso dal monaco buddista Thìch Nhat Hanh mi ha fatto riflettere dopo aver visto una spettacolare alba a bordo di una nave. Ho visto schiarirsi la notte, vedere quel piccolo puntino rosso fuoco che nasce dal nulla, la vittoria della luce sul buio e veder nascere quel sole che da lì a poco avrebbe illuminato e riscaldato la giornata. Eccoli i piccoli miracoli. Li vediamo ogni giorno, sono sotto ai nostri occhi e non li vediamo.

Apprezzare questa bellezza, qui e ora sarà “accorgersi” del miracolo della vita.

 

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La caccia alla felicità

 

Se non ho alcun motivo di felicità, allora non posso essere felice; se aspiro a essere felice, perdo di vista tutto ciò che potrebbe fornirmi un motivo per diventarlo. Più do la caccia alla felicità, più la sto allontanando

Viktor E. Frankl  (Ricerca di Dio e domanda di senso)

 

Mi ha colpito qualche tempo fa il pensiero di Viktor E. Frankl, neuorologo, “inventore” della logoterapia. Dare la caccia alla felicità, cercarla ovunque. E’ un paradosso, più la si desidera più essa sembra allontanarsi, diventare inaccessibile. Non credo sia tanto distante dalla verità, a volte la vera felicità è nascosta proprio lì, dietro di noi, nelle piccole cose, come in quelle che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno.

 

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Il centro del mondo

 

I poveri in spirito sono quelli che capiscono che il loro io non è il centro del mondo, e che il mondo non dipende da loro.

Adriano Fabris, Le Beatitudini

 

Le beatitudini, una delle pagine più belle dei Vangeli. Parole che danno conforto, speranza, certezze. Il centro del mondo. Credo che sia un po’ la malattia del nostro tempo. Una volta il successo si raggiungeva con la televisione (che prevedeva comunque saper far bene il proprio mestiere). Oggi anche chi non va in tv può costruirsi la “sua” popolarità, cercando i “mi piace” su Facebook o qualche follower su Twitter.

Molti si ammalano di questo, spostando il centro del mondo sul proprio “io” chiudendosi sempre di più all’altro. Le beatitudini ci ricordano che per essere “poveri in spirito” dobbiamo guardare all’Altro; ci invita a spostarci un po’ dal nostro io per andare incontro al noi.

 

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L’arte quella vera, quella che viene dall’anima, è così importante nella nostra vita. L’arte ci consola, ci solleva, l’arte ci orienta. L’arte ci cura. Noi non siamo solo quello che mangiamo e l’aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia, ci hanno dato.

                                                      

                                                       Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, Tea, pag.138

 

L’arte. Nobilita l’anima di un uomo.

Pochi giorni fa ho visto persone declamare le loro poesie in un momento di condivisione della propria arte.

Ho visto per la prima volta Ezio Bosso a Sanremo: la malattia non ha speranza quando quell’uomo ha toccato il pianoforte.

Quanto può far bene all’anima l’arte. Lo dimentichiamo imbarbariti dalla tecnologia fredda e precotta che non lascia spazio alla fantasia.

Dovrebbe essere una terapia, una medicina da somministrare ad ogni bambino, viatico per la vita. 

 

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Ed ora chiedetevi: «Come faremo nel piacere a distinguere il bene dal male?»

Tornate ai vostri campi ed ai vostri giardini ed imparerete che il piacere dell'ape sta nel cogliere il nettare dal fiore,

Ma pure per il fiore è un piacere concedere il proprio nettare all'ape.

Infatti per l'ape il fiore è sorgente di vita,

E per il fiore l'ape è un messaggero d'amore,

E per entrambi, l'ape ed il fiore, il dare ed il ricevere piacere è una necessità ed un'estasi.

 

                                                                                                   Gibran, il profeta

 

Non ci stanca veramente mai di leggere e rileggere “il profeta”, un classico che non può mancare in libreria. Gibran, parlando del piacere, prende ad esempio il fiore e l’ape. Una è sorgente di vita, l’altra è messaggero d’amore. Il piacere diventa estasi, incontro, condivisione, scambio reciproco.

Uno dei tanti esempi della natura da applicare nella vita di tutti i giorni.

 

 

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“Amo la gente”

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.
                                                                                                                         Alda Merini

 

Semplicità. Umiltà. Ascoltare. Sentire. Parole forti, parole dimenticate in questa società del mordi e fuggi, del “mi piace”, del fast food e del brunch. Follie quotidiane che ci fanno dimenticare la gioia dell’incontro, di gesti semplici, come ascoltare e catturare l’anima. Respirare la vita come dico sempre io. Solo chi non dimenticherà tutto questo non dimenticherà di amare.

 

 

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Se hai

Se hai il cibo, puoi sfamare.

Se hai acqua, puoi dissetare.

Se hai cuore, puoi amare.

Se hai generosità, puoi donare.

Se hai dignità, puoi educare.

Se hai pazienza, puoi sopportare.

Se hai comprensione, puoi tollerare.

Se hai indulgenza, puoi perdonare.

E se sfami, disseti, ami, doni, educhi, sopporti,

tolleri e perdoni, puoi costruire la pace.

                                                                                                       Patrizia Camesasca

 

 

Parliamo di pace. Cerchiamo la pace, dentro e fuori di noi, tanto addirittura da dare una pagina a questo sito, “la pace nel cuore”. Perché la prima pace viene dentro di noi.

C’è poi una pace da costruire, nella famiglia, nel mondo del lavoro, nelle parrocchie, nei conventi, nei centri commerciali come nelle caserme, una pace tra i popoli e tra le religioni.

Basterebbero anche la metà di queste virtù per educare alla pace, per costruire la pace fuori e dentro di noi.

 

 

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Il desiderio

 

Enrique ritornò in terrazza con due coni gelato e subito riprese: “Allora?”

“Allora, sinuose significa piene di curve, come la vita. La vita è piena di curve dalle mille e nuove direzioni. L’amore è in ogni forma. Guarda ad esempio il tuo cono gelato. Senza cono la pallina cadrebbe miseramente in terra, senza pallina il cono non avrebbe senso di esistere. Sono il cono e la pallina insieme a formare il gelato, due forme che ne creano una terza che dà vita a un desiderio”.

Massimo Bisotti, Il quadro mai dipinto

 

Scrittore profondo e interessante Massimo Bisotti. Nel libro “il quadro mai dipinto” offre ai lettori interessanti riflessioni sulla vita e sull’amore. Mi ha colpito, tra i tanti, questo pensiero sul cono gelato, tra l’altro in tema con il caldo estivo di questi giorni. Due forme creano una terza che dà vita al desiderio; se vogliamo, nella metafora del cono gelato, possiamo vederci la voglia di amare, di incontrarsi, di condividere, ci vediamo l’amicizia, i rapporti umani che se si fondono creano la scintilla, il desiderio. Tutto nasce da una fusione, da emozioni che si fondono nell’arte dell’incontro.

 

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La Lentezza

 

La scoperta della lentezza ci consente di cogliere il valore del significato che assume la vita quando si rallentano i suoi ritmi.

Claudio Magris
(8 digiuni per vivere meglio...e salvare il pianeta)

 

Si avvicina il tempo dell’estate e si spera che ognuno possa godere di un momento di vacanza. Auguro a tutti un momento di… lentezza! Già, un momento in cui camminare non vuol dire correre e scappare, in cui il guardare diventa piacere nell’osservare, in cui sentire vuol dire mettersi all’ascolto di una voce o di una musica. Insomma un tempo rilassato, in cui è doveroso rallentare e scoprire che anche la lentezza può essere uno stile di vita affatto male.

 

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Angoscia

 

La mia esperienza personale con l'angoscia mi ha insegnato che affrontarla e viverla è la via verso la guarigione. Ma non posso farlo da me. Ho bisogno di qualcuno che si unisca a me, che mi assicuri che oltre l'angoscia c'è la pace, oltre la morte la vita e oltre la paura l'amore.

                                                                                                              Henri J.M. Nouwen

Ultimamente mi è capitato di incontrare persone alle prese con stati d’ansia. È una brutta bestia l’ansia e temo che una certa inquietudine serpeggi nel cuore dell’uomo moderno sempre più alla presa con sfide, inserito nella logica del centro commerciale, dove sei se puoi spendere. Capisco che non si possono dare ricette di guarigione dall’ansia con tanta leggerezza, si rischierebbe di essere superficiali: è vero però che ognuno di noi porta con sé il desiderio di essere amati, di trovare una rassicurazione e la pace (del cuore).

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Vi lascio volentieri il ruolo di maestri di vita, che qui dietro all’ultimo banco mi diverto di più.

                                                                                                             

Trovo su internet questa frase, non so quanto ironica, quanto seria. Mi piace però. L’ultimo banco, generalmente quello che le maestre di un tempo (e purtroppo anche qualche maestra contemporanea) riservavano ai più discoli e somari. Ma gli ultimi nel Vangelo sono messi tra i primi. E così ecco che dall’ultimo banco ci si diverte di più, se non altro perché non si sta tra coloro che si pensano maestri. È un modo per non sentirsi saccenti, presuntuosi e immuni dall’errore.

 

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Ricorda che nel desiderio di gioia c'è già gioia. E proprio grazie al tuo desiderio di gioia, entrerai gradualmente in contatto con la gioia che è già dentro di te.

                                                                                                              Anselm Grün
                                                                                        (Sereni nella frenesia del mondo)

 

Il pensiero di questo monaco benedettino mi offre lo spunto per condividere con voi una breve riflessione sulla gioia. Quante volte incontriamo persone che non conoscono la gioia, ma non perché hanno problemi seri, semplicemente perché non sono inclini alla gioia, all’allegria, all’ironia, non amano scherzare e non capiscono lo scherzo. Sono le persone che reputo più inquietanti.

Con il desiderio di gioia si entra in contatto con la gioia stessa che c’è in noi; e così, è giusto fare un sorriso ogni tanto, sdrammatizzare sui fatti della vita, trovarci ogni tanto a ridere anche di noi stessi. E tutto apparirà più leggero.

 

 

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Nessuna cosa grande compare all’improvviso, nemmeno l’uva, nemmeno i fichi.

Se ora mi dici: “Voglio un fico” ti rispondo “ci vuole tempo”.

Lascia innanzitutto che vengano i fiori, poi che si sviluppino i fiori, poi che si sviluppino i frutti e, poi, che maturino.

                                                                                                   Epittéto

 

I filosofi della Grecia antica offrono sempre più di uno spunto di riflessione. Mentre leggevo questo pensiero mi veniva in mente il nostro tempo fatto tutto di “real-time”, del tempo reale, del tutto subito, della fretta, della necessità di non poter aspettare. Lo vedo nel mondo degli adulti come in quello dei bambini, nei miei figli come spesso anche in me stesso. Non abbiamo tempo. Eppure la natura, proprio con i suoi tempi, ci esorta ogni tanto ad aspettare, che certi tempi non si possono forzare, che alcune domande portano con sé l’attesa di una risposta, che la vita non può sempre essere forzata.

Basta aspettare….

 

 

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Vivere e progredire

Dovete continuare a crescere e a progredire.

Ogni giorno dovete introdurre qualcosa di nuovo nella vostra vita.

La vostra responsabilità principale è nei confronti di voi stessi. Se non la pensate così, non potete dire niente a nessuno. Potete dare soltanto ciò che avete.

Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza, facendo cose pazze, diventate affascinanti. È l’affinità che ci avvicina, ma è la novità che ci tiene insieme.

Siate saggi, siate stimolanti, siate eccitanti, condividete idee nuove, crescete, progredite, evolvetevi. Non siate mai prevedibili.

                                                                                        Leo Buscaglia

 

Non aggiungerei molto a questo pensiero, ne farei semplicemente un manifesto per la vita. Essere vivi, introdurre novità e imprevedibilità, affrontare il mondo a passo di danza, essere saggi, stimolanti…. Sono questi (e anche altri) gli ingredienti che vorrei si mettessero nella vita di ogni giorno, a tutte le età, per tutte le stagioni.

 

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Un ramo verde

Se nel cuore porti un ramo verde, un passerotto si fermerà a cantare.

 

                                                                                                   Proverbio cinese

 

Mi sembra un proverbio molto bello. Quanta immensità e quanta ricchezza troviamo nelle persone che hanno un ramo verde nel cuore. Un ramo sul quale posarsi per cantare la vita, sul quale riposarsi, sul quale poter ammirare la vita che scorre, un ramo che possa essere un riparo sicuro e un rifugio nei momenti più dolorosi e faticosi della vita.

Le belle persone fanno sempre belle, una benedizione trovarle, un dovere mantenerle.

 

 

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L’umile capanna

Tra un cieco e uno zoppo, che chiedevano l'elemosina, s'era stretta una salda amicizia. Dice il cieco allo zoppo: «Io ti porterò in spalla», e l'altro gli risponde: «Io ti guiderò coi miei occhi».

L'amore che affratella sta lontano dai solenni palazzi dei monarchi e regna invece nell'umile capanna.

 

                                                                                                              Thomas More

Non è raro sentire storie come queste di solidarietà tra persone spesso svantaggiate. Chi poco ha apprezza e sa donare, chi invece ha la pancia piena non sa nemmeno cosa vuol dire avere fame. Ne sa qualcosa uno dei miei santi preferiti, Thomas More (da noi conosciuto come S.Tommaso Moro) che ha vissuto nei grandi palazzi del potere inglese del 1500.
L’umile capanna è quella del cuore, quella in cui ognuno sa vedere il proprio “prossimo”.
 
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C'è un'ape che se posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è na piccola cosa.
                                                                                        Trilussa, Felicità

 

Mi piace ancora una volta attingere dalla saggezza della poesia romanesca per un breve spunto di riflessione. Che cos’è la felicità? Ognuno di noi potrebbe rispondere in modo del tutto soggettivo a questa domanda. L’uomo cerca la felicità, la cerca da quando emette il primo vagito fino alla fine dei suoi giorni.

Trilussa ne dà un’immagine molto semplice, un’ape che succhia un po’ di nettare, una scena che si ripete con consuetudine ogni giorno. La felicità è racchiusa nelle piccole gioie della vita, quelle sfumature che danno vita ai colori, quegli attimi di gioia in cui possiamo trovare sprazzi di felicità, legata alle piccole cose della vita.

 

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