La loro era una relazione tra due mondi cosí diversi da sembrare un esperimento. D’altronde, cos’altro sono le relazioni, le amicizie, gli amori, se non esperimenti il cui esito rimane oscuro e imprevedibile fino alla fine? Cos’altro sono le relazioni se non tentativi miracolosi in cui spesso ci inoltriamo quasi attratti dalla possibilità del fallimento, e quando quello non arriva, quando invece l’esperimento riesce e il legame si salda, rimaniamo sorpresi, esterrefatti, da ciò che sta accadendo?

                                                                                                                                    Federico Pace - Scintille

 

Tentativi miracolosi, queste sono le relazioni, che sperimentano la prova, la sorpresa, il fallimento, il perdono, la ripresa. Nel libro “Scintille”, Federico Pace ci presenta le dinamiche di alcune relazioni più o meno conosciute. A volte si incontrano mondi diversi, con passati molto vari, per provenienze culturali, sociali o geografiche. Eppure l’uomo cerca sempre di sperimentare nuove emozioni e nuovi incontri perché, nonostante qualche inevitabile delusione, l’incontro resta sempre l’opera d’arte più bella.

 

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Nella vita non esistono fallimenti, ma risultati, e dai risultati si riparte sempre.

Illuminante da questo punto di vista è stata l’esperienza di Thomas Edison, famoso per aver inventato la lampadina. Si narra che durante una conferenza stampa un giornalista gli chiese: «Dica, Mr Edison, come si è sentito a fallire duemila volte prima di capire come fare una lampadina?» Ebbene, la risposta di Edison fu: «Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho scoperto millenovecento-novantanove modi in cui non va fatta una lampadina. Non mi sono scoraggiato perché ogni tentativo sbagliato e scartato è stato un altro passo avanti».

Questo è l’atteggiamento vincente. Qualsiasi esperienza è utile nella vita.

 

                                                                                                                                                          Salvo Noè - Vietato lamentarsi

 

Questa frase tratta da un bellissimo libro dal titolo significativo, “Vietato lamentarsi” vorrebbe aiutare i lettori a ridimensionare alcuni modi di vedere e valutare i risultati nelle esperienze della vita.

Non esistono fallimenti, ma risultati: quante volte vediamo fallimenti nelle nostre vite e pensiamo che tutto sia perduto.

Se Edison e i suoi esperimenti sulla lampadina si fossero fermati ai tanti risultati fallimentari potremmo ancora essere illuminati dalle candele. E invece non è così; quando qualcosa va male non è un fallimento ma un risultato. Bisogna sempre trovare il modo di ripartire e reagire.

 

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Quando leggiamo un libro possiamo fare l’esperienza di sentirci nello stesso tempo letti dal libro che leggiamo. Sicché impariamo qualcosa di chi siamo dal libro che leggiamo perché noi stessi in fondo siamo un libro che attende di essere letto.

 

                                                                                                                                    Massimo Recalcati - A libro aperto

 

Arriva l’estate, tempo di vacanza, tempo di lettura o almeno speriamo che lo sia. Per me è così, quando non c’è la scuola riesco a dedicare più spazio alla lettura, un arricchimento sempre valido. Quante volte ritroviamo nei libri noi stessi? Quante volte sembra conoscerci, dirci qualcosa che magari non riuscivano ad esprimere? A me è capitato diverse volte, nei libri come nelle canzoni, le opere d’arte che “frequento” di più.

L’invito, che è anche un augurio, è quello di ritrovare pezzi di voi nei libri che leggerete in questo tempo estivo. Sarà una scoperta e un’esperienza meravigliosa sentirsi letti da un libro.

 

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L’incontro è un cambio di sguardo in cui l’io diventa tu e il tu io: i legami tra le cose e le persone, prima nascosti, diventano evidenti, e in quanto legami «sentiti» ci impegnano, se vogliamo, a difendere e accrescere la vita accolta. L’indifferenza dei ragazzi per lo studio (o altro) riflette il mancato «incontro» con autori e scoperte, incontro che accade solo se siamo noi adulti i primi testimoni dell’accrescimento di vita ricevuto da quegli autori e quelle scoperte. La vita si contagia con la vita, non bastano i programmi e le regole. Solo chi sente la vita ne scopre le incrollabili radici d’amore, e vuole proteggerle e coltivarle in sé e negli altri.

 

                                                                                                                         Alessandro D’Avenia - Corriere della Sera, 18 febbraio 2019

 

https://www.corriere.it/alessandro-davenia-letti-da-rifare/19_febbraio_18/48-dove-sono-tuoi-occhi-e96428d2-32c6-11e9-ab13-b1bad8396d5f.shtml

 

Seguo con interesse Alessandro D’Avenia, scrittore e insegnante di liceo. Uomo colto, ottima penna con idee profonde. Ogni lunedì leggo sul Corriere della Sera il suo articolo tratto dalla rubrica “Letti da rifare”.

I legami, in una generazione sempre più connessa diventano una sfida; tanto facilmente scriviamo dietro ad una tastiera quanto con difficoltà ci guardiamo negli occhi. La vita si contagia con la vita e tornare a guardarsi è l’unico modo per salvare i rapporti, attingendo al valore della parola data nella verità e nella lealtà che nasce dal cuore. 

 

 

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L’isola era mano aperta, a settembre le viti erano gonfie, chiedevano di essere raccolte. Il grappolo schiacciato in bocca un acino per volta, scalzo di pomeriggio sulla terra felice dei passi di un bambino: quello era il più giusto dei grazie, non raggiunto da nessuna preghiera.

                                                                                                                                    Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi

 

Il mese di settembre è particolare; il tempo è una via di mezzo, tra l’estate e l’autunno, il caldo che non vuole lasciare spazio all’aria fresca e con tenacia prova a resistere, la luce è ancora ampia nei cieli della sera, nei banchi della frutta troviamo i cocomeri, i melograni, l’uva e le pesche. È un tempo di abbondanza. E nella ricchezza della natura, in un semplice grappolo d’uva vediamo una natura che ci avvolge e ci nutre con la sua generosa bontà.

 

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Passa un po’ di tempo con un neonato”.

Divertito, soffiai sul mio tè. “Non ho mai pensato ai neonati come a maestri di emozioni”.

“Quando un neonato è infelice, diventa pianto puro. Non si chiede se deve o non deve piangere. I neonati accettano totalmente quello che sentono. Lasciano arrivare un'emozione, e poi la lasciano andare. Sono insegnanti meravigliosi. Impara da loro e avrai vinto tutte le tue vecchie abitudini”.

                                                                                                                                            Dan Millman, La via del guerriero di pace

 

Che i bambini siano dei piccoli maestri è una tesi che sostengo da sempre, da quando ci parlo, li conosco, vivo il loro mondo e scopro i loro pensieri e le perle che hanno nel cuore. Vale lo stesso per i neonati o comunque per i bambini molto piccoli, capaci come pochi di offrirci delle emozioni e di saperle trasmettere come pochi. Qualche giorno fa, in treno, scorgevo dal mio posto seduto, lo sguardo di una bambina bellissima di circa 4-5 mesi. Dal passeggino di tanto in tanto alzava lo sguardo verso la mamma: i suoi occhi brillavano, si illuminavano e partiva un bel sorriso. Ho provato anche io a farla sorridere, si è limitata ad osservarmi attentamente. Le emozioni nei bambini così piccoli fanno poca strada, partono dal cuore e si esprimono nel modo più puro attraverso il corpo. Osserviamoli e impariamo...

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Il seme

Il seme dell’amore riposa nel cuore di ogni uomo. Può dormire per giorni, per mesi, per anni, ma non è mai morto. Quel seme è l’impronta del Padre. Quel seme ci rende tutti fratelli, tutti ugualmente capaci e bisognosi di amore.

                                                                                                                                                          Susanna Tamaro, Il grande albero

 

Nel mezzo di queste giornate in cui si sentono tante notizie di violenza legate alle discriminazioni razziali, omicidi efferati contro le donne, ritorna a me questa frase tratta da un libro semplice ma profondo, “Il grande albero”, di Susanna Tamaro. Il seme dell’amore è nascosto in ognuno di noi. Ne sono profondamente convinto; chissà sotto quale coltre è sepolto nel cuore di tanta gente, eppure c’è. È un seme che ci rende fratelli, capaci di donare amore e bisognosi di riceverlo. Sta a noi non lasciarlo marcire, sta a noi coltivarlo per portare frutti.

 

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La seppia

E insomma, ecco, io non lo so se Dio lassù preferisce lavorare da solo o magari si fa dare una mano dallo Spirito Santo, ma di sicuro quando ha creato la seppia ci sarà stato qualcuno che gli ha detto Signore, scusa, con tutto il rispetto eh, però non è che stai un po’ esagerando? E lui ha sorriso, ha scosso la testa ed è andato avanti. Perché Dio era in vena di esagerare, il giorno che ha inventato la seppia.

                                                                                                          Fabio Genovesi - Il mare dove non si tocca

 

Il simpatico quanto profondo libro di Fabio Genovesi, “Il mare dove non si tocca” è un concentrato di ironia e profonde riflessioni. Tra le tante mi ha colpito questa frase che nel libro viene detta dal bambino protagonista della storia. Dio non avrà esagerato inventando le seppie? Mi ha fatto tornare alla mente una riflessione che ascoltai molti anni fa da una mia collega la quale sosteneva che come percepiamo la personalità degli autori nelle opere da loro realizzate, così potremmo capire anche la “personalità” di Dio il quale si è davvero sbizzarrito nel creare animali strani e bizzarri. Dio deve essere un tipo divertente! E credo sia proprio così. Ogni tanto ha esagerato per estro e fantasia, come nel caso della seppia.

 

 

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«Kästner è stato uno dei motivi per cui ho chiamato la mia libreria galleggiante ‘Farmacia letteraria’», spiegò Perdu. «Volevo dedicarmi a quegli stati dell’animo che non hanno lo status di malattia e che i dottori non degnano di attenzione. Tutte queste timide emozioni, i moti interiori, a cui nessun terapeuta si interessa perché probabilmente troppo piccoli e incomprensibili. Ciò che proviamo quando l’estate finisce di nuovo. O quando capiamo di non avere più tutta la vita davanti per poter trovare il nostro posto nel mondo. O anche i sottili dispiaceri per quando un’amicizia rimane in superficie e bisogna continuare la ricerca di un confidente. La malinconia che ci coglie la mattina del compleanno. La nostalgia dell’aria che respiriamo nell’infanzia. E cose del genere.»

                                       

                                                                                                                                Nina George - Piccola libreria a Parigi

 

Perdu è il protagonista di questo delizioso romanzo “Una piccola libreria a Parigi” ed ha una farmacia letteraria, una barca sulla riva del fiume che non è proprio un negozio di libri. La gente che vi entra viene “analizzata” da Perdu che offrirà al visitatore il libro adatto a seconda della patologia dell’anima, proprio come si fa in una vera farmacia quando chiediamo qualcosa per il mal di testa o per un raffreddore. Perdu sa analizzare l’animo e offre sempre il libro giusto.

Credo fermamente che ci sia un fondo di verità in tutto questo; ci sono libri per ogni stagione della vita, per ogni stato d’animo. Sono molto grato ai libri, sanno essere dei veri compagni di vita, ti tengono compagnia per un po’, alcuni li lasci, altri vivono in noi forgiando spesso il nostro animo.

Mi piacerebbe incontrare Perdu!

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Aspirate ardentemente a riavvicinarvi all'illusione spirituale, desiderate appassionatamente che qualcosa vi salvi dal destino biologico, affinché la poesia e la grandezza non siano del tutto estromesse da questo mondo.

                                                                                                                         Mauriel Barbery, L’eleganza del riccio

 

La poesia e la grandezza. Gesù diceva che “non di solo pane vive l’uomo”. È così. Dobbiamo lasciare spazio a ciò che nobilita lo spirito, nutrendoci di quella stessa bellezza che l’uomo stesso sa creare come unica creatura capace di esprimere arte. La bellezza, l’arte, la musica, la poesia e quanto possa nobilitare l’uomo ci salverà dalla fine biologica.

 

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Rapporti umani

 

I rapporti umani sono spesso un disastro perché gran parte dell’umanità non riesce proprio a capire che entrare nel cuore delle persone non è una conquista ma una straordinaria opportunità.

 

                                                                                                                                                          Marylin Monroe

 

Questo pensiero, attribuito a Marylin Monroe apre in me una riflessione che ho fatto tante volte. La nostra giornata è fatta di incontri che iniziano con le persone a noi più vicine, per poi proseguire fino a sera; incontri più o meno casuali, altri indifferenti, altri importanti, altri addirittura di cui faremmo a meno. Eppure sono convinto che ognuno di noi porta in sé una carica di umanità, una “opportunità” come diceva Marylin che spesso non sappiamo cogliere.

Mi piace pensare e sperimentare che possa essere sempre così. Nell’incontro con l’altro potremmo trovare sempre un motivo di arricchimento reciproco.

 

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Compassione

 

La compassione è patire con l’altro, soffrire con l’altro, avvicinarmi a chi soffre; una parola, una carezza, ma che venga dal cuore; questa è la compassione. Per chi ha bisogno del conforto e della consolazione. Questo è quanto mai importante: la speranza cristiana non può fare a meno della carità genuina e concreta.

                                                                                                              Papa Francesco

 

Sento spesso questa parola: compassione. Ne sono innamorato. Compatire, cum patior, insieme soffro. È la parola che apre alla misericordia. Spesso viene buttata via per indicare una pietà fine a se stessa, sterile, che inizia e finisce lì dove la sofferenza dell’altro non mi sconvolge più di tanto.

Non è solo al speranza cristiana a non poter fare a meno della compassione: dovrebbe essere un valore aggiunto di ogni essere umano, in un periodo dove non ci guardiamo più in faccia. Mi piacerebbe riceverne un bel po’ come regalo di quaresima.

 

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Stringerci le mani

 

Chi lo sa che cos’è che ci passiamo, cosa ci scambiamo, cosa ci lasciamo e cosa ci resta quando stringiamo la mano di qualcuno. Ho pensato per un attimo al dolore che ci rende simili o alla voglia di tenerezza che addormenta le ansie per un po’, alla fine dell’assenza o al saluto prima di una partenza, all’urgenza di tenersi per mano o al rifiuto di separarsi. Fra le mani scorrono le lacrime che non cadono, i pensieri che si aggrovigliano e non trovano le parole e forse ogni volta la paura di non rivedersi più. Valutiamo i sentimenti da gesti tanto eclatanti, eppure è solo quando perdiamo il desiderio di stringerci le mani che è davvero finita.

 

                                                                  Massimo Bisotti, Un anno per un giorno

 

Le mani sono un pezzo importante della nostra vita. Con le mani facciamo tante cose, mangiamo, ci laviamo, scriviamo, ci esprimiamo. Eppure tenersi le mani è qualcosa di meraviglioso, di unico. Ricordo nella mia vita alcuni momenti indimenticabili in cui le mie mani si sono strette a qualcuno a cui volevo veramente bene, strette di mano che esprimono emozioni. È vero, valutiamo i sentimenti da gesti eclatanti dimenticando che poi è lì, in una semplice stretta di mano che si esprime la vera emozione.

Tenetevi per mano. Teniamoci per mano.

 

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Presto e bene

 

Quando Dio vuol far crescere una quercia impiega 20 anni; quando vuol fare crescere una zucca, impiega 6 mesi. È azzeccato il proverbio: "Presto e bene raro avviene

                                                                                                              Pino Pellegrino

 

Osservare la natura è motivo per trarre qualche insegnamento utile per la vita di tutti i giorni. Presto e bene, raro avviene. Anche io mi soffermo a vedere lo sviluppo delle piccole piantine di peperoncini che ho in terrazza; li pianto a marzo e per avere un piccolo peperoncino bisogna aspettare 5 mesi. E così… bisogna saper attendere, avere pazienza. Questo vale anche per i nostri figli, per i nostri bambini così come anche per i rapporti umani: per farli crescere bene ci vuole tempo, avere fretta e fare considerazioni affrettate è non solo sbagliato ma anche poco saggio.

 

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Il miracolo della vita

 

Il miracolo non è camminare sull’acqua. Il miracolo è camminare sulla verde terra nel momento presente, apprezzando la pace e la bellezza disponibili qui e ora.

                                                                                                   Thìch Nhat Hanh

 

La vita è un grande miracolo. Questo pensiero espresso dal monaco buddista Thìch Nhat Hanh mi ha fatto riflettere dopo aver visto una spettacolare alba a bordo di una nave. Ho visto schiarirsi la notte, vedere quel piccolo puntino rosso fuoco che nasce dal nulla, la vittoria della luce sul buio e veder nascere quel sole che da lì a poco avrebbe illuminato e riscaldato la giornata. Eccoli i piccoli miracoli. Li vediamo ogni giorno, sono sotto ai nostri occhi e non li vediamo.

Apprezzare questa bellezza, qui e ora sarà “accorgersi” del miracolo della vita.

 

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La caccia alla felicità

 

Se non ho alcun motivo di felicità, allora non posso essere felice; se aspiro a essere felice, perdo di vista tutto ciò che potrebbe fornirmi un motivo per diventarlo. Più do la caccia alla felicità, più la sto allontanando

Viktor E. Frankl  (Ricerca di Dio e domanda di senso)

 

Mi ha colpito qualche tempo fa il pensiero di Viktor E. Frankl, neuorologo, “inventore” della logoterapia. Dare la caccia alla felicità, cercarla ovunque. E’ un paradosso, più la si desidera più essa sembra allontanarsi, diventare inaccessibile. Non credo sia tanto distante dalla verità, a volte la vera felicità è nascosta proprio lì, dietro di noi, nelle piccole cose, come in quelle che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno.

 

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Il centro del mondo

 

I poveri in spirito sono quelli che capiscono che il loro io non è il centro del mondo, e che il mondo non dipende da loro.

Adriano Fabris, Le Beatitudini

 

Le beatitudini, una delle pagine più belle dei Vangeli. Parole che danno conforto, speranza, certezze. Il centro del mondo. Credo che sia un po’ la malattia del nostro tempo. Una volta il successo si raggiungeva con la televisione (che prevedeva comunque saper far bene il proprio mestiere). Oggi anche chi non va in tv può costruirsi la “sua” popolarità, cercando i “mi piace” su Facebook o qualche follower su Twitter.

Molti si ammalano di questo, spostando il centro del mondo sul proprio “io” chiudendosi sempre di più all’altro. Le beatitudini ci ricordano che per essere “poveri in spirito” dobbiamo guardare all’Altro; ci invita a spostarci un po’ dal nostro io per andare incontro al noi.

 

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L’arte quella vera, quella che viene dall’anima, è così importante nella nostra vita. L’arte ci consola, ci solleva, l’arte ci orienta. L’arte ci cura. Noi non siamo solo quello che mangiamo e l’aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia, ci hanno dato.

                                                      

                                                       Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, Tea, pag.138

 

L’arte. Nobilita l’anima di un uomo.

Pochi giorni fa ho visto persone declamare le loro poesie in un momento di condivisione della propria arte.

Ho visto per la prima volta Ezio Bosso a Sanremo: la malattia non ha speranza quando quell’uomo ha toccato il pianoforte.

Quanto può far bene all’anima l’arte. Lo dimentichiamo imbarbariti dalla tecnologia fredda e precotta che non lascia spazio alla fantasia.

Dovrebbe essere una terapia, una medicina da somministrare ad ogni bambino, viatico per la vita. 

 

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Ed ora chiedetevi: «Come faremo nel piacere a distinguere il bene dal male?»
Tornate ai vostri campi ed ai vostri giardini ed imparerete che il piacere dell'ape sta nel cogliere il nettare dal fiore,

Ma pure per il fiore è un piacere concedere il proprio nettare all'ape.

Infatti per l'ape il fiore è sorgente di vita,

E per il fiore l'ape è un messaggero d'amore,

E per entrambi, l'ape ed il fiore, il dare ed il ricevere piacere è una necessità ed un'estasi.

 

                                                                                                   Gibran, il profeta

 

Non ci stanca veramente mai di leggere e rileggere “il profeta”, un classico che non può mancare in libreria. Gibran, parlando del piacere, prende ad esempio il fiore e l’ape. Una è sorgente di vita, l’altra è messaggero d’amore. Il piacere diventa estasi, incontro, condivisione, scambio reciproco.

Uno dei tanti esempi della natura da applicare nella vita di tutti i giorni.

 

 

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“Amo la gente”

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.
                                                                                                                         Alda Merini

 

Semplicità. Umiltà. Ascoltare. Sentire. Parole forti, parole dimenticate in questa società del mordi e fuggi, del “mi piace”, del fast food e del brunch. Follie quotidiane che ci fanno dimenticare la gioia dell’incontro, di gesti semplici, come ascoltare e catturare l’anima. Respirare la vita come dico sempre io. Solo chi non dimenticherà tutto questo non dimenticherà di amare.

 

 

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Se hai

 

Se hai il cibo, puoi sfamare.

Se hai acqua, puoi dissetare.

Se hai cuore, puoi amare.

Se hai generosità, puoi donare.

Se hai dignità, puoi educare.

Se hai pazienza, puoi sopportare.

Se hai comprensione, puoi tollerare.

Se hai indulgenza, puoi perdonare.

E se sfami, disseti, ami, doni, educhi, sopporti,

tolleri e perdoni, puoi costruire la pace.

                                                                                                       Patrizia Camesasca

 

 

Parliamo di pace. Cerchiamo la pace, dentro e fuori di noi, tanto addirittura da dare una pagina a questo sito, “la pace nel cuore”. Perché la prima pace viene dentro di noi.

C’è poi una pace da costruire, nella famiglia, nel mondo del lavoro, nelle parrocchie, nei conventi, nei centri commerciali come nelle caserme, una pace tra i popoli e tra le religioni.

Basterebbero anche la metà di queste virtù per educare alla pace, per costruire la pace fuori e dentro di noi.

 

 

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Il desiderio

 

Enrique ritornò in terrazza con due coni gelato e subito riprese: “Allora?”

“Allora, sinuose significa piene di curve, come la vita. La vita è piena di curve dalle mille e nuove direzioni. L’amore è in ogni forma. Guarda ad esempio il tuo cono gelato. Senza cono la pallina cadrebbe miseramente in terra, senza pallina il cono non avrebbe senso di esistere. Sono il cono e la pallina insieme a formare il gelato, due forme che ne creano una terza che dà vita a un desiderio”.

Massimo Bisotti, Il quadro mai dipinto

 

Scrittore profondo e interessante Massimo Bisotti. Nel libro “il quadro mai dipinto” offre ai lettori interessanti riflessioni sulla vita e sull’amore. Mi ha colpito, tra i tanti, questo pensiero sul cono gelato, tra l’altro in tema con il caldo estivo di questi giorni. Due forme creano una terza che dà vita al desiderio; se vogliamo, nella metafora del cono gelato, possiamo vederci la voglia di amare, di incontrarsi, di condividere, ci vediamo l’amicizia, i rapporti umani che se si fondono creano la scintilla, il desiderio. Tutto nasce da una fusione, da emozioni che si fondono nell’arte dell’incontro.

 

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La Lentezza

 

La scoperta della lentezza ci consente di cogliere il valore del significato che assume la vita quando si rallentano i suoi ritmi.

Claudio Magris
(8 digiuni per vivere meglio...e salvare il pianeta)

 

Si avvicina il tempo dell’estate e si spera che ognuno possa godere di un momento di vacanza. Auguro a tutti un momento di… lentezza! Già, un momento in cui camminare non vuol dire correre e scappare, in cui il guardare diventa piacere nell’osservare, in cui sentire vuol dire mettersi all’ascolto di una voce o di una musica. Insomma un tempo rilassato, in cui è doveroso rallentare e scoprire che anche la lentezza può essere uno stile di vita affatto male.

 

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Angoscia

 

La mia esperienza personale con l'angoscia mi ha insegnato che affrontarla e viverla è la via verso la guarigione. Ma non posso farlo da me. Ho bisogno di qualcuno che si unisca a me, che mi assicuri che oltre l'angoscia c'è la pace, oltre la morte la vita e oltre la paura l'amore.

                                                                                                              Henri J.M. Nouwen

Ultimamente mi è capitato di incontrare persone alle prese con stati d’ansia. È una brutta bestia l’ansia e temo che una certa inquietudine serpeggi nel cuore dell’uomo moderno sempre più alla presa con sfide, inserito nella logica del centro commerciale, dove sei se puoi spendere. Capisco che non si possono dare ricette di guarigione dall’ansia con tanta leggerezza, si rischierebbe di essere superficiali: è vero però che ognuno di noi porta con sé il desiderio di essere amati, di trovare una rassicurazione e la pace (del cuore).

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Vi lascio volentieri il ruolo di maestri di vita, che qui dietro all’ultimo banco mi diverto di più.

                                                                                                             

Trovo su internet questa frase, non so quanto ironica, quanto seria. Mi piace però. L’ultimo banco, generalmente quello che le maestre di un tempo (e purtroppo anche qualche maestra contemporanea) riservavano ai più discoli e somari. Ma gli ultimi nel Vangelo sono messi tra i primi. E così ecco che dall’ultimo banco ci si diverte di più, se non altro perché non si sta tra coloro che si pensano maestri. È un modo per non sentirsi saccenti, presuntuosi e immuni dall’errore.

 

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Ricorda che nel desiderio di gioia c'è già gioia. E proprio grazie al tuo desiderio di gioia, entrerai gradualmente in contatto con la gioia che è già dentro di te.

                                                                                                              Anselm Grün
                                                                                        (Sereni nella frenesia del mondo)

 

Il pensiero di questo monaco benedettino mi offre lo spunto per condividere con voi una breve riflessione sulla gioia. Quante volte incontriamo persone che non conoscono la gioia, ma non perché hanno problemi seri, semplicemente perché non sono inclini alla gioia, all’allegria, all’ironia, non amano scherzare e non capiscono lo scherzo. Sono le persone che reputo più inquietanti.

Con il desiderio di gioia si entra in contatto con la gioia stessa che c’è in noi; e così, è giusto fare un sorriso ogni tanto, sdrammatizzare sui fatti della vita, trovarci ogni tanto a ridere anche di noi stessi. E tutto apparirà più leggero.

 

 

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Nessuna cosa grande compare all’improvviso, nemmeno l’uva, nemmeno i fichi.

Se ora mi dici: “Voglio un fico” ti rispondo “ci vuole tempo”.

Lascia innanzitutto che vengano i fiori, poi che si sviluppino i fiori, poi che si sviluppino i frutti e, poi, che maturino.

                                                                                                   Epittéto

 

I filosofi della Grecia antica offrono sempre più di uno spunto di riflessione. Mentre leggevo questo pensiero mi veniva in mente il nostro tempo fatto tutto di “real-time”, del tempo reale, del tutto subito, della fretta, della necessità di non poter aspettare. Lo vedo nel mondo degli adulti come in quello dei bambini, nei miei figli come spesso anche in me stesso. Non abbiamo tempo. Eppure la natura, proprio con i suoi tempi, ci esorta ogni tanto ad aspettare, che certi tempi non si possono forzare, che alcune domande portano con sé l’attesa di una risposta, che la vita non può sempre essere forzata.

Basta aspettare….

 

 

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Vivere e progredire

Dovete continuare a crescere e a progredire.

Ogni giorno dovete introdurre qualcosa di nuovo nella vostra vita.

La vostra responsabilità principale è nei confronti di voi stessi. Se non la pensate così, non potete dire niente a nessuno. Potete dare soltanto ciò che avete.

Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza, facendo cose pazze, diventate affascinanti. È l’affinità che ci avvicina, ma è la novità che ci tiene insieme.

Siate saggi, siate stimolanti, siate eccitanti, condividete idee nuove, crescete, progredite, evolvetevi. Non siate mai prevedibili.

                                                                                        Leo Buscaglia

 

Non aggiungerei molto a questo pensiero, ne farei semplicemente un manifesto per la vita. Essere vivi, introdurre novità e imprevedibilità, affrontare il mondo a passo di danza, essere saggi, stimolanti…. Sono questi (e anche altri) gli ingredienti che vorrei si mettessero nella vita di ogni giorno, a tutte le età, per tutte le stagioni.

 

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Un ramo verde

Se nel cuore porti un ramo verde, un passerotto si fermerà a cantare.

 

                                                                                                   Proverbio cinese

 

Mi sembra un proverbio molto bello. Quanta immensità e quanta ricchezza troviamo nelle persone che hanno un ramo verde nel cuore. Un ramo sul quale posarsi per cantare la vita, sul quale riposarsi, sul quale poter ammirare la vita che scorre, un ramo che possa essere un riparo sicuro e un rifugio nei momenti più dolorosi e faticosi della vita.

Le belle persone fanno sempre belle, una benedizione trovarle, un dovere mantenerle.

 

 

* * *

 

L’umile capanna

Tra un cieco e uno zoppo, che chiedevano l'elemosina, s'era stretta una salda amicizia. Dice il cieco allo zoppo: «Io ti porterò in spalla», e l'altro gli risponde: «Io ti guiderò coi miei occhi».

L'amore che affratella sta lontano dai solenni palazzi dei monarchi e regna invece nell'umile capanna.

 

                                                                                                              Thomas More

Non è raro sentire storie come queste di solidarietà tra persone spesso svantaggiate. Chi poco ha apprezza e sa donare, chi invece ha la pancia piena non sa nemmeno cosa vuol dire avere fame. Ne sa qualcosa uno dei miei santi preferiti, Thomas More (da noi conosciuto come S.Tommaso Moro) che ha vissuto nei grandi palazzi del potere inglese del 1500.
L’umile capanna è quella del cuore, quella in cui ognuno sa vedere il proprio “prossimo”.
 
* * *
C'è un'ape che se posa
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è na piccola cosa.
                                                                                        Trilussa, Felicità

 

Mi piace ancora una volta attingere dalla saggezza della poesia romanesca per un breve spunto di riflessione. Che cos’è la felicità? Ognuno di noi potrebbe rispondere in modo del tutto soggettivo a questa domanda. L’uomo cerca la felicità, la cerca da quando emette il primo vagito fino alla fine dei suoi giorni.

Trilussa ne dà un’immagine molto semplice, un’ape che succhia un po’ di nettare, una scena che si ripete con consuetudine ogni giorno. La felicità è racchiusa nelle piccole gioie della vita, quelle sfumature che danno vita ai colori, quegli attimi di gioia in cui possiamo trovare sprazzi di felicità, legata alle piccole cose della vita.

 

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Pimpi si avvicinò da dietro a Winnie the Pooh. “Winnie?” sussurrò.

“Sì, Pimpi?”

“Nulla” disse Pimpi, prendendogli la mano. “Volevo solo essere sicuro che ci fossi”.

                                                                                                   Winnie the Pooh

 

Può capitare che tra santi, poeti, filosofi, scrittori, cantautori e compagnia bella possa finire in una pagina così profonda anche Winnie the Pooh; un personaggio apparentemente ingenuo e bonario che non è affatto superficiale. Con una sua filosofia di vita, il buon Winnie sa cogliere spesso gli aspetti più profondi della vita.

È il caso di questo passaggio che si riassume in una frase che tutti prima o poi pronunciamo: volevo essere sicuro che ci fossi. Come dire… se tu mi prendi la mano e ci sei io mi sento meglio. Lo dice il bambino che cerca la mano ferma dei genitore, il giovane adolescente in cerca di sicurezza, l’amato all’amata (e viceversa), l’uomo maturo come quello anziano. Lo dicono soprattutto gli amici veri, quelle perle rare che arricchiscono la nostra vita.

Avere una mano ferma su cui poter contare, una persona di cui non possiamo mai dubitare è una delle più grandi ricchezze.

* * *

 

 

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell'acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani
, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

 

Mahmoud Darwish, "Kazahri al-Lawzi aw Ab'ad" (Come il fiore di mandorlo o più lontano)

 

Una candela in mezzo al buio. È ciò che vorremmo e dovremmo essere. Nel buio dell’indifferenza, del quotidiano, del vivere anche stancamente la vita, c’è questo pensiero che M.Darwish (1941-2008), poeta palestinese, ci propone: pensare agli altri. Sarà un modo per uscire dalla propria vita e farsi luce, luce per gli altri e probabilmente anche per sé stessi.

* * *

 

Se domani ci sarà il sole, voglio guardarlo come se lo vedessi per la prima volta. Se il cielo sarà coperto, voglio scoprire dove vanno le nuvole. Ho sempre pensato di non avere il tempo per simili bazzecole o, forse, non ho prestato una grande attenzione a tali fenomeni. Ebbene, domani mi concentrerò sul cammino delle nuvole, oppure sui raggi del sole e sulle ombre che proiettano […]. Se riuscirò a cancellare dalla mente quell’infinità di parole sulla volta celeste, le stelle si trasformeranno di nuovo in angeli, o in bambini, o un qualsiasi altra creature o cosa che mi piacerà immaginare in quel momento.

Paulo Coelho - Il manoscritto ritrovato ad Accra

 

“Perché la vita si incarica di pianificare il nostro destino?” è il capitolo dove ho tratto questo pensiero. L’invito è quello di fermarsi un attimo, riprendere il cammino del nuovo giorno come se fossimo nati per la prima volta. Uscire domani mattina e riscoprire la gioia e l’entusiasmo delle cose perdute. Le nuvole, i raggi del sole, le ombre: tutto assumerà un nuovo significato se sapremo guardare a queste cose semplici con l’innocenza di un bambino che sa ancora emozionarsi davanti alla meraviglia. La vita avrà allora un nuovo senso, una nuova luce. 

* * *

 

Per i monaci il silenzio ha una funzione terapeutica. Esso aiuta a prendere le distanze dall'agitazione e dalla collera, aiuta a conoscere meglio se stessi in quanto non permette di sfogare immediatamente sull'altro la rabbia, ma inizia a trattenerla per analizzarla

                                 Anselm Grun (da “Il piccolo libro del silenzio)

Leggevo pochi giorni fa un breve pensiero che diceva più o meno così: il 10% dei litigi avviene per diversità di idee, mentre l’altro 90% avviene per il tono di voce sbagliato. È vero; la dimensione del silenzio è importante, soprattutto per chi vive nelle grandi città, spesso rumorose per le nostre orecchie. Per molti l’esperienza del silenzio è qualcosa di inquietante (la stessa ricerca di una immagine su Google della parola “silenzio” ve lo farà capire). Ma chi non ha mai provato un senso di pace andando per qualche ora in montagna, in una campagna o addirittura in un monastero? Torno spesso su questo argomento, come a volte mi soffermo ad ’ascoltare il silenzio’,  a far tacere dentro di me voci e pensieri ed ascoltare un silenzio che rilassa e che conforta.

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Che ne sappiamo di ciò che hanno dentro le persone accanto a noi, o quelle che incontriamo per caso, oltre il contenitore esterno?

Riguardo questo volto, il Suo volto, stravolto, e, cerco di andare oltre.

Che cosa c’è “oltre”?

È l’oltre della Resurrezione, della Bellezza vera, dell’Armonia, dell’Amore puro.

Ecco, ora mi pare di capire.

Questa è la vera “Sua Immagine e Somiglianza”.

Dobbiamo avere il coraggio di vedere dentro di noi (quante volte, io per prima, non ci accettiamo?), ma anche in chi ci passa accanto, in chi vive con noi, in chi condivide anche solo un breve tratto del nostro cammino qui sulla terra.

Chiara M., Righe storte, pag.27

Riprendo volentieri le parole della mia grande amica Chiara, tratte da un volumetto (volumetto per le pagine, enciclopedia per i contenuti!) dal titolo “Righe storte” (ediz. San Paolo, 2013). La vita è fatta di incontri, spesso fugaci. Eppure dietro il volto di tanti si nascondono misteri, emozioni, sofferenze, luci, ombre. Il coraggio di guardare ‘dentro’ può portare all’incontro e alla scoperta di mondi inesplorati, di contatti tra anime che possono portare a meravigliose scoperte. Ci vuole coraggio e perseveranza, stupore e un po’ di… senso dell’avventura.

* * *

 

Quello che facciamo per noi stessi muore con noi.

Quello che facciamo per gli altri e per il mondo rimane ed è immortale.

                                                                                                                         Albert Paine

La vita scorre veloce e spesso impiego il mio tempo per realizzare cose per me, per la mia professione, per la mia famiglia, per assolvere a compiti e responsabilità. Spesso però mi rendo conto che la mia giornata si arricchisce di contributi degli altri: storici, filosofi, musicisti, pittori, teologi, ma anche gente comune, amici, sacerdoti, suore, compagni di scuola e di lavoro… E’ ciò che di eterno rimane nella mia vita perché donato da altri. Questo pensiero di  Albert Paine, scrittore americano vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900, mi fa riflettere su quanto bene ho ricevuto e ricevo ancora oggi. Il bene che posso ancora fare e che ognuno di noi può dare agli altri assumerà così un carattere eterno.

* * *

 

Dato che il patetico non può essere espulso dalla vita umana, per renderlo sopportabile mi pare che sia sempre utile accompagnarlo con un po' d'ironia.

                                                                                        Ignazio Silone, Pane e vino, 1936

 

Eh già, l’ironia. Capitano momenti bui, momenti in cui si vede tutto nero, dove i problemi della vita sembrano prendere il sopravvento. È difficile uscirne, odio quelle frasi fatti, tipo “su con la vita!”, “sorridi sempre”. Quando uno ha un problema, quel problema toglie il fiato, spezza il cuore, annebbia l’anima e non  ci sono frasi fatti o slogan che possano giungere in aiuto. Tutte situazioni dolorose; l’unica vera medicina è l’ironia, è utile accompagnare anche le situazioni più tristi con un po’ di ironia e - non ultima - un po’ di autoironia. In questo modo eviteremo di prenderci troppo sul serio e quel senso di tristezza potrebbe assumere un altro significato. L’ironia, non dimentichiamola.
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Pregava, chiedeva a Dio di aiutarlo, di dimorare in lui e di purificarlo, ma in realtà ciò che chiedeva si era già compiuto. Dio, che viveva in lui, si era destato nella sua coscienza.

                                                                             Tolstoj – dal romanzo “Resurrezione”

È la storia comune di tante persone dal cuore inquieto, quelle persone continuamente alla ricerca di qualcosa, di Qualcuno. Dio si desta nella coscienza di molti, si fa Luce e si fa vivo anche nei cuori apparentemente più freddi e aridi. Prima o poi - aggiungo  io - chi più, chi meno, torniamo tutti lì, presunti santi e veri peccatori. Io da peccatore.
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Cammini sui miei sogni
Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell'oro e dell'argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell'alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto i sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

William Butler Yeats, da "Il vento tra le canne", 1899
Un uomo che vorrebbe stendere chissà quale metallo prezioso, chissà quali ricchezze. Ma è povero, non ha altro che i suoi sogni. E vuole dividerli, anzi condividerli con la persona amata. È un po’ quello che succede nella vita di coppia. Insieme si condividono dei sogni che vanno trattati con dolcezza e delicatezza (cammina leggera perché cammini sui miei sogni), ma allo stesso non va dimenticato che i sogni sono una proprietà “privata” di chi li fa. Condividerli, rispettarli, amarli.
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