Lo sguardo

 

 

Il gatto

apparve dal fondo dei giardino

leccò un po' dalla ciotola

poi sedette immobile

lo sguardo diritto fisso

le sue pupille nelle mie pupille

senza ringraziare né chiedere

solo guardare.

Ed io fui intera nelle sue pupille

interamente dentro quello sguardo

senza giudizio senza attesa

quietamente fui.

 

Donatella Bisutti

 

 

Poesia e musica

S’è seduta è acquistabile online cliccando su

 Edizioni Progetto Cultura

 

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S’è seduta è un poemetto in distici che stimola una riflessione sulla solitudine.

 

La protagonista rifiuta passato e futuro e sceglie un infinito presente, una quiete abissale nella quale sprofondare.

 

Con piacere vi segnalo il nuovo libro della mia amica e collega Luciana Raggi. Un libro intenso, dove le parole donano al lettore immagini ed emozioni.

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Luciana Raggi traccia le linee della propria identità attraverso la poesia, rivela inquietudini, dubbi, paure, e se a volte il linguaggio si presenta quasi ermetico è solo per una sorta di protezione verso se stessa e il mondo che la circonda. Interpretando i segni e le cicatrici della vita, l'autrice coltiva speranze, senza farsi illusioni e con la pelle assorbe nel bene e nel male ciò che è proprio dell'umanità. È una poesia intrisa di verità, una poesia che indaga in profondità e si fa esperienza di respiro universale

PAGINA IN COSTRUZIONE

Musica e poesia

La poesia in alcuni casi si incontra con la musica. Due arti che si unisco, capaci di fondersi. In questo spazio verrà presentata di tanto in tanto una canzone - italiana o straniera - dove il testo può essere letto anche come una poesia.

Casella di testo: Il primo appuntamento di questa rubrica è con una canzone di un cantautore romano, Franco Califano, noto come il “Califfo”. Pur non godendo delle mie simpatie, indubbiamente questo artista ha composto canzoni meritevoli di attenzione.
È il caso di “Un tempo piccolo”, portata al successo dai Tiromancino; mi piacciono entrambe le versioni, anche se il testo di Califano è più ruvido; Federico Zampaglione volle “pulire” la sua versione perché non riteneva adatte certe parole al suo modo di cantare.
Nasce così “Un tempo piccolo”. La storia di un uomo stanco che cerca un senso alla sua vita, nonostante le cadute. “Provai a sbagliare per sentirmi errore”, “mi rivolsi al libro come una persona”… bellissimo il ritornello. 

Casella di testo: Un tempo piccolo   (Franco Califano)
Diventai grande in un tempo piccolo
Mi buttai dal letto per sentirmi libero
Mi truccai il viso come un pagliaccio
E bevvi vodka con tanto ghiaccio
Scesi nella strada mi mischiai nel traffico
Rotolai in salita come fossi magico
E toccai la terra rimanendo in bilico
Mi feci albero per oscillare
Trasformai lo sguardo per mirare altrove
E provai a sbagliare per sentirmi errore
Dipinsi l’anima su tela anonima
E mescolai la vodka con acqua tonica
E pranzai tardi all’ora della cena
E mi rivolsi al libro come una persona
Guardai le tele con aria ironica
E mi giocai i ricordi provando il rischio
Poi di rinascere sotto le stelle
Dimenticai di colpo un passato folle
In un tempo piccolo
Ingannai il dolore con del vino rosso
E multai il mio cuore per qualunque eccesso
Mi addormentai con un vecchi disco
Raccontai una vita che non riferisco
Raccolsi il mondo in un pasto misto
Dipinsi l’anima su tela anonima
E mescolai la vodka con acqua tonica
E pranzai tardi all’ora della cena
E mi rivolsi al libro come una persona
Guardai le tele con aria ironica
E mi giocai i ricordi provando il rischio
Poi di rinascere sotto le stelle
Dimenticai di colpo un passato folle
In un tempo piccolo
E mi giocai i ricordi provando il rischio
Poi di rinascere sotto le stelle
Dimenticai di colpo un passato folle
In un tempo piccolo
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Canto notturno di un pastore errante nell’Asia

 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso
immortale?

 

Giacomo Leopardi

 

La foto che accompagna questa poesia è stata scattata da me a Castelsardo (SS), una bellissima scultura in bronzo con alla base le parole (solo la prima parte) di questa poesia. Il visitatore può ammirare l’opera girando intorno alla scultura.

Io ero solamente ciò

 

Io ero solamente ciò
che tu toccavi, quello
su cui - notte fonda, corvina -
la fronte reclinavi tu.

Io ero solamente ciò
che tu là in basso distinguevi:
sembiante vago, prima, e poi
molto più tardi, tratti.

Sei tu ardente, che
sussurrando hai creato
la conchiglia dell'udito
a destra, a manca, là, qui.

Tu che nell'umida cavità,
tirando quella tenda,
hai messo voce, perché
potesse te chiamare.

Cieco ero, nulla più.
Tu, sorgendo, celandoti,
hai dato a me la facoltà
di vedere. Si lasciano scie

così, e si creano così
mondi. Spesso, creati,
si lasciano ruotare così,
elargendo regali.

E, gettata così,
in caldo, in freddo, in ombra, in luce
,
persa nell'universo,
ruota la sfera e va.

 

Iosif Brodskii