Leggi questo

In questa pagina vi parlerò di alcuni tra i libri che ho letto e che penso sia bello sottoporlo all’attenzione dei lettori del sito. Libri non necessariamente recenti: sono un lettore esigente e curioso, attento soprattutto a quei libri che parlano all’uomo. Ve ne segnalo alcuni, nella speranza che possiate coglierne il buono e che possa stimolare la vostra curiosità.

Ho imparato ad apprezzare Enrico Galiano dopo “Dormi stanotte sul mio cuore” e le sue numerose incursioni nei social, essendo un professore molto seguito soprattutto dai più giovani. Mi incuriosiva questo libro che già dal titolo “l’arte di sbagliare alla grande” centra perfettamente l’argomento.

Sbagliare, si sa, capita a tutti eppure accettare l’errore, saperlo vedere, riconoscerlo, non nasconderlo, ammetterlo e magari trarne anche qualche insegnamento è davvero un’arte. Eppure è insito nell’uomo cercare di nascondere e coprire gli errori usando ogni mezzo, a partire dai banchi di scuola dove con il bianchetto, un’arma di distruzione di ogni errore.

Enrico Galiano riconosce con grande sincerità e innocenza alcuni errori commessi fin da bambino; ripercorrendo pezzi di vita condivide errori che hanno segnato la sua vita di insegnante, di scrittore e di uomo.

Un libro che ci insegna quanto è necessario sbagliare. Enrico Galiano inoltre offre un punto di osservazione interessante anche sui giovani, da chi - stando dietro alla cattedra - è deputato (purtroppo) a segnare con la penna rossa gli errori.

Un libro da leggere in pochi giorni ma che lascerà sicuramente un segno. 

 

No, sbagliare non è bello: però è necessario. Necessario se si vuole sapere davvero chi siamo, perché errori e difetti ci parlano di noi molto più dei pregi e dei punti di forza. Necessario se si vuole vivere una vita piena, esprimere davvero tutto il nostro potenziale, far emergere il nostro talento nella grammatica dei sentimenti in cui il verbo essere e il verbo sbagliare smettono di essere distanti, ma si avvicinano fino a toccarsi.

 

Quello che siamo non ce lo costruiamo da soli: molto spesso diventiamo quello che gli altri vedono in noi. Se di un ragazzo o di una ragazza vediamo solo il buio, quanta luce ci perdiamo?

 

Il nostro cuore è un posto molto grande, tante stanze, tutte spaziose, ma riservato a pochi ospiti. A quei pochi che sappiano starci dentro senza far rumore. Come in certe chiese, che quando ci entri ti viene subito da parlare sottovoce. Ecco, il nostro cuore è un posto da sottovoce.

 

Ma insegnare il dubbio è molto più difficile che insegnare la certezza. Educare a fare domande, molto più complicato che dare risposte.

Ecco perché poi è così faticoso cambiare, sviluppare idee nuove, guardare le cose da un altro lato, stravolgere le regole: perché non appena ci provi devi sempre camminare contro un vento di persone che fanno no con la testa. Appena fai qualcosa di diverso da come loro credono si debba fare, si alza subito un coro di voci che dice: dopo la virgola, niente e.

L'appello

Appassionante e ricco di stimoli si è rivelata la lettura del libro di Enrico Galiano “Dormi stanotte sul mio cuore”. Potrebbe essere un libro indirizzato ad un pubblico giovane, in realtà è adatto a tutte le età.

Narra la storia di una bambina, Mia, che ha un legame speciale con suo fratello adottivo, arrivato dal nulla e così altrettanto misteriosamente sparito per una vicenda oscura che fa da sfondo alla narrazione. È la storia di una ricerca, di un legame che sa superare il tempo, lo spazio, i limiti umani e soprattutto i pregiudizi.

È un libro ben scritto, forse leggermente lungo e con un finale che non rispetta le attese, ma l’ho trovato molto interessante sotto diversi profili.

Bello anche il dialogo tra Mia e Margherita, la sua anziana ex maestra della scuola elementare dotata di un quadernino con tante piccole verità che la saggia insegnante cita al momento opportuno.

 

“Forse è questo che la gente non sa: che i film muti non sono davvero muti.

I film muti parlano, parlano tantissimo, solo che parlano le parole delle mani, degli sguardi, dei capitomboli, delle sopracciglia che si alzano e delle labbra che si stringono, o aprono, o piegano. Essere un film muto in un mondo di film a colori è sentirti dire continuamente che non parli mai e, invece, parlare sempre, tacere forse con le parole ma non tacere in effetti mai, proprio mai, perché parli una lingua diversa: quella che ti si scrive addosso, sugli occhi, sulle braccia, sulla faccia, sulle mani”

 

“Perché il regalo più grande che possiamo fare a qualcuno è raccontare qualcosa di vero, qualcosa di nostro, un pezzo di noi: un bacio, e perfino il sesso, sono poca cosa in confronto a ciò che se ne sta nascosto nel cuore e che nessuno sa”

Il libro di Marco Balzano si ispira alla storia del paese di Curion: i fatti risalgono alla seconda guerra mondiale quando il governo fascista decise di costruire una diga in quello che a tutt’oggi è il Lago di Resia.

L’autore racconta con particolare attenzione le controverse vicende storiche con alcuni personaggi inventati per esigenze narrative.

È un libro ben scritto, dove il lettore non deve perdere neanche una parola e verrà rapito dalla storia narrata con ritmo e intensità. Ciò che noi vediamo oggi del Lago di Resia, un campanile che spunta improvvisamente dall’acqua, è ciò che resta di una tragica vicenda che ha visto morte, distruzione e cancellazione della storia di un intero paese. Dietro a questa attrazione per turisti c’è molto da scoprire e probabilmente ancora molto da chiarire.

 

“Anche le ferite che non guariscono prima o poi smettono di sanguinare. La rabbia, persino quella della violenza inflitta, è destinata come tutto a slentarsi, ad arrendersi a qualcosa di piú grande di cui non conosco il nome. Bisognerebbe saper interrogare le montagne per sapere quello che è stato”.

 

“Nessuno può capire cosa c’è sotto le cose. Non c’è tempo per fermarsi a dolersi di quello che è stato quando non c’eravamo”

Per gli appassionati del Commissario Montalbano, imperdibile questa ultima indagine, volutamente scritta dal genio di Andrea Camilleri come ultimo episodio di una lunga serie.

Inutile che io stia qui a raccontarvi la vicenda, essendo un giallo non posso certo svelarvi il finale, piuttosto mi ha colpito l’intreccio tra l’Autore che da Roma chiama il commissario Montalbano a Vigata per discutere il finale dell’indagine e quest’ultimo in conflitto con lo stesso personaggio televisivo. Camilleri e Montalbano appaiono un po’ stanchi, all’epoca della stesura del testo Camilleri aveva appena compiuto ottanta anni; stanchi ma non per questo meno brillanti.

L’intervento in prima persona dell’Autore ricordano al lettore che in fondo Montalbano è un personaggio inventato, una sua creatura con cui lui stesso si trova a dibattere. Sono convinto che per molti appassionati come me, Montalbano, Fazio, Augello, Catarella, Livia, il dott. Pasquano, il piemme Tommaseo e il “signori e guestori” sono personaggi che abbiamo immaginato reali.

L’ultima indagine di Montalbano lascia inevitabilmente un po’ di malinconia nel lettore che deve salutare - ancora una volta con affetto e con un sorriso - il commissario più amato e atteso.

 

«Me la levi ’na curiosità?» dimannò Montalbano.

«A disposizioni».

«Com’è che nell’autri romanzi tu non comparivi mai, e in questo mi veni a scassare i cabasisi ogni cinco minuti?».

«Lo faccio contro i miei principi e solo per generosità, perché ti voglio aiutare. Mai come all’inizio di questa storia mi eri parso sbalestrato, in affanno. E ti ripeto: complimenti»

Una grande storia d'amore - Susanna Tamaro | Solferino Libri

Il ritorno in libreria di Susanna Tamaro è sempre una carezza per i lettori. L’ultimo romanzo nasconde nel titolo la sua essenza: una grande storia d’amore. E proprio i sentimenti sono al centro di questo libro, in tutte le sue sfaccettature: sentimenti vissuti, sofferti, cercati, persi, desiderati, ritrovati, sperati. Protagonista del libro è Andrea che, in forma di lettera e con continui flash back, racconta la storia d’amore con la sua Edith. Il protagonista ripercorre tutta una vita vissuta con il cuore proteso verso colei che ha amato, che non a saputo dimenticare anche nei momenti di maggiore sofferenza e lontananza. Sullo sfondo anche il rapporto con una figlia ribelle, anche lei alla ricerca di un amore che potesse darle conforto.

Susanna Tamaro torna a parlare di sentimenti senza tralasciare anche aspetti duri e dolori, così come ha abituato i suoi lettori nel passato. Nel libro si intuisce anche la vita della stessa scrittrice, soprattutto nel rapporto con la natura che è sempre vista come maestra di vita; non mancano le api che Andrea cura, bisognose delle stesse attenzioni e cure che Edith gli riservava.

Una piacevole lettura, scorrevole e gradevole. Consigliato!

 

Perché sono venuto al mondo? Dato che la parola «amore» non era contemplata, già molto presto iniziavamo un corpo a corpo con il nostro destino. Capire chi sono, capire cosa voglio, dove voglio andare, sapere fin da subito che le energie da mettere in campo non sono quelle della quiete, bensì quelle dello scontro.

Senza scontro, non c’è conquista.

Senza conquista, non c’è la possibilità di costruirsi un destino.

 

L’alba porta la luce. La luce vince sempre sulle tenebre. Quella verità era da sempre sotto i miei occhi ma solo in quell’istante ho capito che l’amore è più forte della morte, e che la morte trionfa davvero in noi soltanto nel momento in cui abbandoniamo questa certezza. Limitati nella nostra esperienza fisica, di solito pensiamo che l’amore sia soltanto quello che proviamo nella nostra dimensione temporale.

 

 

 

Quello che si salva - Silvia Celani - Libro - Garzanti - Narratori moderni  | IBS

Quello che si salva” è il nuovo romanzo di Silvia Celani, scrittrice che avevo già avuto modo di apprezzare nel 2019 in “Ogni piccola cosa interrotta”. Con interesse ed entusiasmo mi sono approcciato alla lettura di questo nuovo libro e le mie aspettative non sono state deluse.

Potremmo definirlo un romanzo rosa? Non saprei. Protagoniste di questo libro sono soprattutto le donne, Flavia e Giulia, protagoniste di una storia che parte nel 1943 durante l’occupazione tedesca a Roma, fino ai giorni nostri, in un continuo flash back che mi ha lasciato incollato al libro. Il sevivon, una trottola ebraica, è l’oggetto che tiene unita una storia d’amore, tra Giulia e Leo, iniziata durante i bombardamenti e mai interrotta nonostante le drammatiche vicissitudini del tempo. L’amore non conosce la guerra, il tempo, i limiti, le distanze e questo lo sperimentano tutti i protagonisti del libro.

È un libro che non verrà dimenticato da coloro che lo leggeranno. Silvia Celani ha il merito di far apparire veri, reali, i protagonisti del libro, così come accadde anche nel precedente romanzo; uomini, donne (soprattutto donne), che con coraggio decidono di combattere una guerra per conquistare la libertà e far risplendere la città di Roma, deturpata dalle barbarie naziste e fasciste.

Nel bellissimo romanzo c’è il coraggio di chi lotta, l’amore che lega i protagonisti anche in momenti drammatici, la storia di una famiglia - quella di Flavia - che prova a ricostruirsi, riabbracciarsi e a perdonarsi. È un libro di sentimenti forti; l’amore è ciò che lega, ciò che salva, ciò che spinge a sperare. Perché nella guerra o si decide di vivere e combattere o ci si lascia morire.

 

“Quello che si salva” è una lettura piacevole, scritta bene, scorrevole, ricca di stimoli di riflessione, impegnativa ma non pesante, in un crescendo di emozioni.

 

 

Quando si è testimoni della luce, diventa dannatamente più difficile abituarsi a vivere nel buio.

 

“I fili che si intrecciano sono la nostra vita che si dipana giorno dopo giorno”, mi disse. “I colori siamo noi; il mondo che ci portiamo dentro.

 

Sono felice che tu abbia scelto di amare davvero, Flavia, e di lasciarti amare davvero. È pericoloso, hai ragione. Si può soffrire, è vero. Ma è anche l’unica cosa che riesca a dare un senso a questo viaggio, tesoro. A questa cosa che chiamiamo vita

 

Premetto che non mi piacciono molto i libri lunghi e che un romanzo ambientato in un cimitero non mi entusiasmava; queste le premesse, tutt’altre le conclusioni!

“Cambiare l’acqua ai fiori” è un libro che mi ha rapito e che ho letto con piacere crescente, ironico e drammatico, dolce e duro in alcuni punti. La protagonista, Violette, è la guardiana di un cimitero della Borgogna, attività che ha “ereditato” da Sasha, un carismatico indiano che metterà a disposizione tutta la sua sapienza e saggezza per aiutare la giovane Violette a trovare la giusta chiave di lettura al mistero che la tormenta. Una ricerca della verità - che è il filo conduttore di tutto il libro - in cui si indaga sui rapporti umani, sui sentimenti, sulla genitorialità, sui condizionamenti, sulla vita e sulla morte, sulle grandi domande dell’esistenza. La trama è ben architettata dall’autrice, ci sono continui intrecci tra i protagonisti, flash back che rendono interessante e mai noiosa la storia.

Valérie Perrin ha lavorato nel cinema, pertanto la storia è facilmente immaginabile: il lettore entrerà nella storia, sembrerà di vedere un film, progetto annunciato dalla scrittrice per il futuro.

“Cambiare l’acqua ai fiori” mi ha portato a riflettere sui rapporti umani. Ogni personaggio del libro ha un’anima ben definita, complessa, con passioni e fragilità. I legami tra vivi e morti renderanno chiare le dinamiche che li tenevano legati in vita. La casetta di Violette, antistante l’ingresso del cimitero, diventa un confessionale dove i visitatori confideranno alla donna segreti, dolori, desideri e speranze.

Un libro che scuote il rapporto vita-morte, capace di indagare nel profondo dell’animo umano.

 

 

Automaticamente accendo la plafoniera. Non l’accendo mai quando una persona entra, solo quando esce, per rimpiazzare la sua presenza con un po’ di luce. Una vecchia abitudine da bambina abbandonata alla nascita.

 

La mancanza, il dolore, l’impossibilità di sopportare possono far vivere e sentire cose che vanno al di là di ogni immaginazione. Quando qualcuno è andato, è andato. Tranne che nella mente di chi rimane, e la mente di un unico uomo è ben più grande dell’universo.

 

Andavo in camera di Léo a guardarla dormire. Era la cosa che mi piaceva di più. Alcuni hanno la vista sul mare, io avevo mia figlia.

 

Non giudicare i giorni dalla raccolta che fai, ma dai semi che semini.

 

 

Cambiare l'acqua ai fiori - Alberto Bracci Testasecca,Valérie Perrin - ebook

Aspettavo con curiosità ed entusiasmo il nuovo libro di Alessandro D’Avenia. Le mie aspettative non sono state deluse, “l’appello” è un libro godibile dalla prima all’ultima pagina.

Il lettore si affezionerà fin da subito al prof. Romeo, protagonista del romanzo il quale, essendo cieco, adotta un sistema particolare per conoscere i propri allievi: toccare il loro viso e ascoltare le loro storie. Ne nascerà una prospettiva nuova per tutto il mondo scolastico: questo rivoluzionario insegnante troverà qualche alleato ma anche qualche detrattore, facendo emergere le problematiche croniche della scuola italiana legata al voto, per nulla incline a valorizzare le vite e i talenti dei ragazzi.

Gli studenti del prof. Romeo sono ragazzi dei nostri giorni, con le inquietudini e le turbolenze dell’età, ma anche con diversificati tesori tra le mani che il loro insegnante saprà valorizzare; talenti che contribuiranno a formare non solo lo studente ma l’essere umano.

È un libro destinato agli insegnanti ma anche ai nostri ragazzi che si ritroveranno nelle storie e nel vissuto degli studenti del prof. Romeo.

Ho trovato questo libro più leggero nello stile letterario rispetto ai precedenti romanzi di D’Avenia; mi sono soffermato spesso su alcuni passaggi spesso emozionanti. L’intero sistema scolastico andrebbe rivisto alla luce delle prospettive proposte da D’Avenia: la scuola deve essere più attenta all’ascolto dei giovani e l’insegnante non è solo un colui che trasmette un sapere ma deve stabilire una relazione “maestro-discepolo” positiva, che tenga conto dei talenti di ogni ragazzo. Nell’ “appello” Alessandro D’Avenia fa trasparire le sue idee e inevitabilmente anche il suo vissuto di docente.

Una lettura consigliata, da non perdere.

 

«E quindi qual è il segreto per conquistare questa classe?»

Patrizia si affretta a rispondere: «Bisogna voler loro più bene di quanto riescano a volerne a se stessi».

«Cioè quello di cui abbiamo bisogno tutti…»

 

Una buona lezione è una lezione in cui si ride almeno una volta ogni 10 minuti, per il semplice fatto che ciò che rallegra produce calore, cioè mette in movimento la materia inerte, mentre ciò che annoia è freddo, la congela.

 

La risata è corale e liberatoria. Se solo ci prendessimo il tempo di ascoltarle, queste vite, chissà quante se ne salverebbero. Non si tratta di farli venire alla luce ogni giorno? E che altro avremmo mai da fare noi insegnanti? E noi uomini in generale?

Il monaco che amava i gatti. Le sette rivelazioni - Corrado Debiasi - Libro  - Sperling & Kupfer - Parole | IBS

“Il monaco che amava i gatti” potrebbe sembrare uno dei tanti libri scritti da chi è andato in India per trovare la strada della felicità; fin dalle prime righe l’impressione era questa e generalmente non amo questo genere di letture. Forse per un pregiudizio culturale, forse perché certe filosofie orientali le trovo lontane dalla mia cultura, forse perché ho sempre pensato che, almeno a me, bastasse il Vangelo. Siccome non mi fido di tutti i pregiudizi, soprattutto dei miei, ho perseverato nella lettura di questo libro superando le reticenze iniziali. E alla fine ho fatto bene.

Corrado Debiasi ha scritto un libro in seguito ad un viaggio nella colorata citta di Varanasi, nato dal desiderio di lasciarsi alle spalle un amore infranto e che lo porterà a scoprire un amore ancor più grande, quello per se stesso. Tatanji, un monaco circondato da gatti, guiderà il protagonista - che prenderà il nome di Kripala - nel suo percorso di rinascita, suggerendogli degli incontri con maestri spirituali suggestivi e intrisi di saggezza. Attraverso la meditazione e lo yoga il giovane Kripala toccherà temi importanti per la sua rinascita: il corretto uso della parola, il silenzio, la gratitudine, la rinascita dalle proprie ferite, la paura, il cambiamento, l’amore incondizionato. I maestri indiani che incontrerà il protagonista offriranno il proprio contributo partendo da osservazioni della natura che è maestra di vita. Un libro che oltre ad essere un concentrato di filosofie orientali - il buddismo e l’induismo sono appena sfiorati - ha anche sullo sfondo una storia d’amore che si intensificherà attraverso le parole, il silenzio e un incontro vero di anime. Il libro offre degli spunti per la vita di tutti i giorni, calandosi forse troppo poco nei problemi concreti dell’uomo.

“Il monaco che amava i gatti” è stata una lettura scorrevole e piacevole che mi ha riportato a scoprire il valore del tempo, della parola e di una gentilezza che diventa amor proprio.

 

La pazienza di un monaco, la perseveranza di una goccia d’acqua e la purezza di un fanciullo», spiegò Arjuna. «La pazienza ti servirà per essere umile e semplice in ciò che fai. La perseveranza ti servirà a fortificarti nella determinazione. La purezza ti servirà a rimanere autentico.

 

Amati, rendi ogni giornata migliore per te e per chi ti sta accanto. Sii presente in ogni azione, sii sempre gentile. Poiché nella tenerezza è celata la forza, nella gentilezza è nascosta l’audacia e nell’amore è manifesta la generosità.

 

Quanto più il dolore penetra nella nostra anima, tanto più spazio si crea per contenere la bellezza dell’esistenza. Come il diamante si è formato nella roccia e il fiore di loto è nato dal fango, così, lascia che il tuo essere entri nel dolore e ne sia forgiato.

 

Ascoltare è già molto. Molti ascoltano ma non sentono. Da migliaia di fiori le api estraggono e secernono poche gocce di nettare reale, così da migliaia di parole la vera saggezza può essere concentrata in pochi versi.